Dal seme del dolore nasce la speranza

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria, questo è il mio grido!

Ciao, amici miei.
Nonostante io sia molto impegnata a preparare gli esami, sto cercando di scrivervi con una certa frequenza, perché non voglio che cada il silenzio su quello che sta succedendo adesso in Siria.
Il mio dolore – scusate, il nostro dolore, quello di un popolo intero – è grande, forse troppo grande da sopportare.

Cari amici, un velo di tristezza ha coperto il paese.
Le nostre case, le nostre scuole, le nostre strade, i nostri cuori sono colmi di sgomento per la dolorosa strage di Hula.
Cinquanta bambini sono stati sgozzati senza nessuna colpa, ammazzati assieme alle loro madri.
Le bestie di Assad non si sono accontentate di distruggere le loro case, hanno ucciso chiunque si fosse parato davanti ai loro ciechi occhi. Non hanno risparmiato nessuno.

La notizia si è diffusa in tutto il mondo, e finalmente anche fuori dalla Siria avete udito il nostro dolore.

Abbiamo un proverbio che dice: “dal seme del dolore nasce la speranza” (min rahm al-alam tuladu al-amal).
Finalmente i paesi europei hanno espulso gli ambasciatori di Damasco, accusando così il regime per gli orrendi massacri compiuti. Solo loro possono fermare il bagno di sangue che sta scorrendo nel nostro paese.
Ma non basterà cacciare i diplomatici siriani per frenare Assad. Questo governo criminale non cambierà e non cadrà. È capace solo di uccidere e distruggere, e continuerà a farlo, con o senza ambasciatori, fino a che non verrà fermato.

Sono sicura, amici, che con il vostro sostegno questa rivoluzione trionferà! Regalate un pensiero a noi giovani che soffriamo, non voltatevi dall’altra parte!
Noi andremo avanti con la nostra lotta per la libertà, poiché è un nostro dovere costruirla e, allo stesso tempo, un diritto agognarla.
Voi, però, non lasciateci camminare da soli.

La vostra amica,
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

I bambini di domani

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Vorrete sapere un po’ di me immagino. Al momento sto preparando un esame, la sessione di giugno è alle porte.
Fino a non molto tempo fa riuscivo a studiare in un clima di tranquillità e spensieratezza. Passavo la notte sveglia sui libri e le giornate a ripetere con i miei compagni.
Ora invece la paura mi accompagna ovunque: per strada, in casa, all’università, nelle aule di studio. Le case sono diventate un bersaglio, in ogni momento, degli shabbiha, le milizie governative. Allo stesso modo lo sono diventate le università, le biblioteche e le scuole che dovrebbero essere luoghi rispettati da tutti.
Purtroppo questi istituti sono diventati il luogo principale dove arrestare ragazzi e ragazze.
In questo periodo gli esami delle scuole elementari, medie e superiori sono già iniziati, ma questo non li ha fermati. Sono entrati in alcune scuole ed hanno catturato molti bambini.

Riuscite a immaginare un solo motivo per trattenere un bambino innocente di appena dieci anni?
E l’hanno fatto solo perché i loro padri partecipavano alle manifestazioni.

Se gli shabbiha non riescono a scovare i padri si ritorcono sui loro figli, le loro mogli o le loro madri, sapendo che un uomo non è in grado di abbandonare un pezzo del suo cuore ad un triste destino. Piuttosto è pronto a morire.
Questo metodo cari amici è diventato l’arma più dolorosa usata da queste bestie. Ciò nonostante, gli stessi bambini catturati, una volta liberati, sono i primi a scendere in strada per manifestare. Le loro grida danno fastidio al regime ancor più delle manifestazioni degli adulti.

Riescono a uccidere gli uomini ma non riescono a uccidere i figli.
E questi bambini cresceranno, e con loro l’amore per la libertà e la dignità. Si rifiutano di pensare ad un futuro sotto le grinfie di una tirannia.
Ho sentito con le mie stesse orecchie un bambino dire, con tutta la sua innocenza: “se io mi arrendo oggi, domani sarò governato da suo figlio” (in istaslamtu ana al-yawm fa-sa-yahkumu-ni ibn-hu ghadan).
Io mi aspetto il meglio per i nostri bambini!

Non temete per me, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

I giovani di Aleppo

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Spero siate a conoscenza degli ultimi avvenimenti che il nostro popolo martoriato sta vivendo.
Non riesco a scrivere molto ultimamente. La paura è grande ed è diventato sempre più difficile riuscire ad andare avanti.

Oggi ho deciso di raccontare una storia che forse voi gradirete, ma che a me risulta molto dolorosa.
All’inizio delle rivolte, il governo non avrebbe mai pensato che Aleppo – la seconda città del paese – si sarebbe sollevata contro questa dittatura. Secondo loro, i suoi abitanti non avrebbero condiviso le grida dei loro fratelli sparsi nelle altre zone del paese.

Si sbagliavano di grosso!

Il vulcano si è risvegliato e tutti i giovani di questa città si sono mossi. Non era possibile restare in silenzio nel momento in cui, nel resto del paese, dei loro coetanei venivano perseguitati ed uccisi ingiustamente. La gente di Aleppo ha rifiutato di continuare a subire passivamente e ha cominciato a ribellarsi anche a costo della propria vita.

La risposta di Assad alle proteste degli studenti dell’università è arrivata, dura e spietata come al solito.
Una sera le forze governative hanno fatto irruzione nella residenza universitaria svegliando chi già stava dormendo e costringendo tutti ad uscire. Alcuni ragazzi hanno preferito gettarsi dalle finestre delle loro stanze piuttosto che cadere nelle mani di questi criminali, certi che altrimenti sarebbero andati incontro ad ogni tipo di abusi e torture.

Quattro giovani universitari hanno perso la vita.

L’ostilità tra popolazione e governo aumenta di giorno in giorno, specialmente tra i giovani. Hanno chiuso le università e bloccato le attività di studio, nonostante si stia avvicinando il periodo degli esami. Al regime non interessa il nostro futuro. Non interessa se le nostre università restano chiuse.
La sola cosa che gli preme è di conservare i loro privilegi, anche se ciò comportasse lo sterminio dell’intero popolo siriano.

Ma abbiamo ancora un barlume di speranza.
Alcuni amici, studenti all’università di Aleppo, mi hanno detto che un gruppo di professori sta continuando a tenere delle lezioni – in gran segreto – fuori dai cancelli dell’università, sperando che presto il rettore permetta loro di tornare nelle loro aule.

Da studentessa, a sentire queste notizie, il mio cuore si colma di sogni e torna a battere nella speranza di un futuro migliore. Corre veloce, perché è nell’età in cui arde il desiderio, la curiosità e l’ambizione. Purtroppo, però, è ancora tenuto in gabbia da un governo dittatoriale che esercita solo distruzione e morte.

Insieme, io e i miei compagni abbiamo giurato di continuare nella nostra lotta per la conquista dei nostri diritti e della libertà. Desideriamo una vita libera e felice, come realmente meritiamo, arricchita dalla cultura e da nuove conoscenze.
È compito nostro costruire un futuro migliore per il paese. E se la sorte ci sarà avversa, almeno avremo cercato di cambiare le cose.

In questo momento il mio pensiero vola verso i compagni di Aleppo, che ogni giorno continuano a rischiare la loro vita per difendere la cultura e la tradizione di tutto il popolo siriano.

Voi non temete, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa Contrassegnato da tag

“Bashar al-Kalb”

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Sono contenta di avere nuovamente la possibilità di scrivervi, cari amici.
Oggi voglio parlarvi di un fatto molto importante, che mi sta profondamente a cuore e che riguarda anche voi e i vostri governi. Vi parlerò della necessità di armare l’esercito libero!

Purtroppo, ancora nessuno è disposto a difendere i ribelli che stanno proteggendo a’rad al-sha’b (“l’onore del popolo”). La comunità internazionale non interviene per paura che la situazione sprofondi in una guerra civile.
I governanti di tutto il mondo dovrebbero però sapere che nessuno di noi sta combattendo per passione, ma per raggiungere uno scopo molto più alto e giusto: vogliamo la libertà dalla tirannia.

I nostri ragazzi non provano alcun gusto ad uccidere, a differenza delle bestie leali ad Assad.
Noi siamo i giovani, e per conquistarci un futuro dignitoso dobbiamo ribellarci e combattere. Amiamo la nostra gente, di ogni etnia e fede, e non vorremmo mai ritrovarci a fronteggiare un nostro fratello.

Tutti i governi, inermi, stanno accettando che Iran, Russia ed Hezbollah interferiscano nelle sorti della nostra amata Patria. I servizi di questi paesi partecipano all’uccisione della nostra gente, ci cacciano dalle nostre case e dalle nostre terre senza che nessuno ci conceda protezione o ci dia la possibilità di difenderci.

Wa-llahi, giuro, li ho visti con i miei occhi. Soldati iraniani, armati fino ai denti, hanno bloccato le strade del mio quartiere per permettere il passaggio di una grossa bara di legno.
Una di quelle che solitamente vengono usate per trasportare cadaveri, ma Dio solo sa cosa vi si nascondesse dentro. Nessuno ha avuto il coraggio di chiedere, nessuno si è avvicinato. Le loro grosse armi erano puntate contro la gente che assisteva immobile, aspettando che quello strano corteo passasse oltre.

Come posso essere certa che fossero iraniani? Il motivo è semplice: è stato il loro aspetto a rivelarmi la loro identità.
Portavano barbe lunghe, proibite per i soldati dell’esercito siriano. I loro vestiti erano completamente neri, dalla testa fino ai piedi. Le armi che maneggiavano erano diverse da quelle che gli uomini di Assad sono soliti puntarci contro. Infine, questi soldati sono rimasti in silenzio per tutto il tempo, cosa decisamente inusuale per gli shabbiha e le altre bestie al servizio del governo, i quali non mancano mai di urlare, bestemmiare ed inveire contro di noi.

Gli iraniani possono uccidere i nostri fratelli e partecipare alla distruzione del territorio siriano, mentre ai ribelli non è concesso neanche di manifestare il dissenso. Non viene riconosciuto loro alcun diritto di difendersi, di scegliere il proprio destino, di ricercare la felicità.

Wa-llahi, wa-llahi, wa-llahi, lo giuro su ciò che ho di più caro al mondo: la nostra rivoluzione vincerà anche se dovesse protrarsi all’infinito. Anche se giorni più bui e tristi di questi ci sorprenderanno. La nostra lotta continuerà, perché se non riusciremo a fermarlo Bashar al-Kalb (il cane) continuerà a commettere crimini ed ingiustizie.

Lo dobbiamo fare, non abbiamo altra scelta. Stiamo lottando in difesa della nostra dignità e per conquistare un briciolo di libertà. Stiamo combattendo chi continua a sostenere l’ingiustizia, chi occupa ormai da anni con l’inganno un posto che non gli appartiene.

Vorrei potervi parlare anche di me, della mia famiglia e della mia vita in generale.
È molto rischioso, ma ci proverò presto.

Voi non temete, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa Contrassegnato da tag

La fiamma della speranza brucia ancora nei nostri cuori

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Amici, anche in queste belle giornate primaverili il mio cuore è carico di tristezza. Dovrei essere fuori a vivere la mia splendida età, invece mi trovo rinchiusa in una stanza buia e polverosa a piangere e pregare che tutto questo abbia fine al più presto.

Ciò che mi addolora maggiormente è che ogni giorno, alle 6 di sera, la vita nelle strade si ferma improvvisamente, come se fosse proibito uscire di casa e camminare per la città. Tranne qualche macchina che corre veloce per giungere a casa il prima possibile, le vie sono completamente deserte.
La paura di essere colpiti dai proiettili vaganti, sparati dall’esercito, è grande. Ovunque si sentono scoppiare forti petardi con il solo scopo di terrorizzare la popolazione. Si spara li-irhab al-bashar wa-l-attahyr wa-l-hajar: per terrorizzare la gente, le colombe, i sassi.

All’alba invece le nostre strade si infestano di soldati armati fino ai denti che avanzano per i quartieri scandendo il maledetto grido allah, suriyya, bashar, wa-bas! (“Dio, Siria, Bashar e basta!”).
Chi ha da ridire rischia la vita.

In questo modo, cari amici, trascorrono le giornate da quando questa sanguinosa guerra ha avuto inizio, ma nessuno fuori dalla Siria sembra intenzionato ad ascoltare le nostre grida.
Nonostante le tragedie e gli scarsi aiuti, la fiamma della nostra speranza è ancora vivida ed a tenerla accesa siamo proprio noi: i giovani di questo paese. Siamo noi la vera fonte di questa luce. Ragazzi e ragazze, uniti senza distinzione di etnia e fede, per liberare l’amata Siria dalla sanguinosa tirannia.
Ciò dà la forza anche agli altri di avanzare dritti per la strada intrapresa, quella che alla fine porterà all’agognata libertà di tutto il popolo!

I nostri cuori sono forti e generosi e, nonostante la crudeltà della situazione, a volte mi sorprendo nello scoprire che anche il mio può ancora riempirsi di gioia e di speranza.
La fiamma di questa speranza è alimentata dalla notizia che molti ragazzi della nostra terra hanno deciso di sposare le ragazze violentate dalle bestie del regime. Noi rispondiamo con l’amore a questa violenza inaudita.
Nella nostra società, tradizionalista e conservatrice, le ragazze vittime di abusi sono condannate a vivere sole nel loro dolore e nella loro vergogna, come se si fossero macchiate di qualche colpa. Nella tragedia, tutto il popolo siriano si sta unendo per abbattere la tirannia della famiglia al potere, anche se il clan degli Assad tenta di rafforzare la divisione in gruppi e fazioni.

hayat! hayat! Non ci riusciranno mai!

Amici arrivederci. Vi devo lasciare perché il rumore degli scoppi sta diventando assordante e sono troppo spaventata per continuare a scrivere.

Ma non temete per me, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

Tempi barbari

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ciao amici, un altro giorno tristissimo si è appena consumato.

I nostri ragazzi stanno morendo per volontà di uno squallido dittatore, ma ormai tutto il mondo intorno a noi si sta abituando a questa situazione.
Non abbiamo più posti dove rifugiarci. Bambini, donne ed anziani sono costretti ad abbandonare le proprie case senza sapere se in futuro potranno farci ritorno.

Chi mai potrà risarcirli di questi danni?

Assad è libero di uccidere la nostra gente, requisire i nostri beni, persino di privare i bambini dei più elementari diritti: ai nostri bambini è proibito imparare. Con i tempi che corrono, ogni genitore ha paura di mandarli a scuola, sempre che quella del loro quartiere non sia già stata distrutta dall’esercito.
Invece i figli di questo Presidente assassino frequentano prestigiose scuole europee e vivono una vita piena di gioia e felicità.

Eppure queste bestie, oltre ad aver perso ogni forma di umanità, non hanno neanche un po’ di cultura. Tanto tempo fa, nell’Arabia pre-islamica, vi era l’uso barbaro di seppellire vive le giovani ragazze, senza prendersi la briga di chiarire di quale colpa si fossero macchiate. Gli uomini vivevano tra loro come lupi, senza regole o morale.

Purtroppo oggi sembra di essere tornati indietro di secoli e di rivivere certe drammatiche situazioni. Mi si è gelato il sangue quando ho saputo di un uomo seppellito vivo solo per non essersi voluto piegare davanti a quel regime corrotto che da anni ci opprime. È stato sotterrato fino alla testa dopo aver subito ingiurie e torture di ogni genere, e questo solo per aver rifiutato di inneggiare ad Assad.

Fiumi di lacrime hanno iniziato a bagnarmi il volto.
Ci uccidono a sangue freddo solo perché ci rifiutiamo di baciare la mano che ci percuote.
Non abbiamo nessun aiuto e nessuno si preoccupa più di chiedere perché dei fratelli si stiano comportando in modo inumano.

Non sono le leggi dello stato o i precetti religiosi a dover proibire certi comportamenti. Dovrebbe bastare il buon senso di ogni essere umano ad impedire certe atroci violenze.

Purtroppo questo non lo capiscono e noi non abbiamo la forza di fermarli. Possiamo provare a urlare il nostro disprezzo contro questi comportamenti disumani, ma ancora le nostre voci non arrivano abbastanza in alto. Ma qualcuno dovrà pur ascoltare le mie grida prima o poi!

Non temete per me, vi darò ancora mie notizie,
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

Osservare la repressione

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ciao cari amici, come state?
Penso stia andando tutto bene, e me ne rallegro.
Da noi invece le cose non sono migliorate. Il motivo lo potete immaginare: le morti aumentano, la distruzione non si è fermata!

Noi non abbiamo petrolio per far sì che tutto il mondo corra in nostro aiuto, come è successo in Libia. Noi siamo un popolo povero.
In realtà poveri siamo diventati sotto il governo di questo dittatore spietato, che, a causa della sua bestialità, ha rinnegato ogni onore o barlume di dignità.

Ma noi, amici, siamo ancora ricchi di valori: siamo un popolo generoso, siamo un popolo ospitale, siamo un popolo che non sa odiare, un popolo che conosce il perdono.
Noi siamo semplici, siamo umani.

I valori però non interessano a nessuno, non sono vendibili. Non si inizia nessuna guerra per difendere la libertà e la dignità di un popolo povero e oppresso da un dittatore ingiusto.
Raccontare certe cose fa notizia ma, con il tempo, tutto passa e a nessuno interessa più niente di ciò che sta accadendo.

La comunità internazionale ha inviato in Siria un gruppo di 300 osservatori per controllare un paese di oltre 20 milioni di abitanti. Il popolo siriano ha accolto la notizia con scetticismo. Sembra essere un altro modo per indugiare e difendere Assad.
Hanno visitato Homs e Hama e visto tante altre città dilaniate. Hanno respirato l’odore di morte e distruzione presente nelle nostre strade.
Hanno descritto quello che hanno visto in un rapporto destinato al signor Kofi Annan e la sua risposta è stata l’unica possibile: tutto questo non è accettabile!

Ancora, però, la repressione miete i nostri fiori più giovani.
Appena gli osservatori abbandonano una città, l’esercito e gli shabbiha ammazzano tutti quelli che provano a testimoniare cosa succede realmente.
L’altro giorno nove giovani sono stati uccisi per aver avvicinato un osservatore. Una volta partiti gli uomini dell’ONU, questi ragazzi sono stati catturati e giustiziati senza pietà e senza misericordia.

Ma non temete per me, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa Contrassegnato da tag

Quale futuro per i Figli della Siria?

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ieri una cara amica di famiglia, preoccupata per l’aggravarsi della situazione nella nostra terra martoriata, è tornata dal suo paese adottivo per stare vicina ai suoi cari ed a tutto il popolo in questi giorni tragici.

L’ho sentita subito molto scossa dal viaggio. Pur di portare degli aiuti in Siria ha messo a repentaglio la sua stessa vita. Questo ci ha lasciato insonni per lunghe notti, ma, grazie a Dio, è riuscita a superare tutti i controlli.

Alla vista del desolato aeroporto i suoi occhi si sono riempiti di lacrime. Non l’aveva mai visto tanto vuoto, così pieno di tristezza. Nessuno in giro, nessuna corsa e nessuna fretta. Ha trovato solo qualche operaio e dei poveri mendicanti speranzosi di ricevere una mancia per riuscire a tirare avanti.

Nonostante fosse ben conscia dei rischi che correva, in questi giorni è voluta uscire per vedere con i suoi occhi che situazione stiamo passando. Anche secondo lei ogni cosa è cambiata, profondamente.
Io lo sapevo già. È più di un anno che paghiamo con il nostro sangue per questi difficili cambiamenti.

Per lei in visita è stato un duro colpo. Io, purtroppo, ci convivo ogni giorno.
Entrambe però piangiamo il bel paese che vive ormai solo nei nostri ricordi.

La povertà sta aumentando giorno dopo giorno e la disoccupazione è in continua crescita. La nostra economia è immobile. Quello che conta per il governo è solo uccidere, ed il benessere della popolazione certo non interessa. È rimasta sbalordita da come i prezzi dei beni di prima necessità siano saliti alle stelle dall’ultima volta che era stata al mercato.

Ma oltre a privarci del quotidiano, ci minano il domani.
Ai nostri bambini non vengono più assicurati i diritti fondamentali per vivere una vita dignitosa. Anche se si salvano dalla morte, dagli attacchi dell’esercito, quale possibilità hanno di riuscire a passare una gioventù tranquilla, serena? I genitori provano a difenderli in ogni modo dai tanti pericoli che minacciano le nostre strade in questi tristi giorni, ma l’unico modo è tenerli rinchiusi in casa. Nessuno ha più il coraggio di farli uscire a giocare con gli amici. È rischioso anche andare a fare delle piccole passeggiate. Non c’è più sicurezza nei quartieri.

Le apprensioni, naturalmente, aumentano quando si tratta di bambine o ragazze.
Come me, come le mie sorelle.

Dio solo sa quanta violenza usano certe washed (bestie) contro di noi, figlie della Siria amata.
Ma per l’esercito tutto questo è diventato normale. Hanno ormai stravolto le leggi del Cielo che proibivano di far male ai ragazzi e alle ragazze.

Purtroppo, la terra che la mia amica ricordava con amore è scomparsa, forse per sempre.
Ma voi non temete, vi darò ancora mie notizie.

A presto,
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

A lezione di Buone Maniere

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ciao cari amici.

Nei giorni scorsi sono andata a fare un giro in campagna, volevo vedere in che condizioni era ridotta la nostra casetta fuori città.
Arrivarci è stata un’impresa, ho trovato posti di blocco praticamente ovunque.
I soldati fermavano ogni automobile in entrata ed in uscita dalla città. Controllavano minuziosamente tutte le vetture ed i passeggeri, umiliandoli anche solo per aver provato a chiedere spiegazioni o a rivolgere una domanda.

È stata una nuova, triste sorpresa, nonostante mi renda conto che non ci si possa più stupire di niente.
Sono arrivata a casa dopo aver superato con grande fatica una ventina di controlli, e appena varcato il cancello mi si è gelato il sangue.

Mi sono trovata di fronte un gruppo di soldati che provavano a forzare il portone per introdursi in casa mia! Volevo urlare ma, non so come, sono riuscita a mantenere un’aria apparentemente calma, mentre il battito del mio cuore impazziva. Sono riuscita a fermarli offrendomi di aprir loro la porta senza che dovessero sfondarla e li ho invitati ad entrare. Uno di loro, sicuramente il più alto in grado, dopo aver ordinato con un rapido gesto al gruppo di aspettare, mi ha seguita dentro.

Gli ho mostrato l’abitazione aprendo ogni stanza della casa. Volevo fargli vedere in che condizioni era stata ridotta da alcuni suoi compagni militari dopo una precedente irruzione. Quale poteva essere il motivo per ridurla in quello stato, se non un perfido gioco fatto tanto per passare il tempo. Con le lacrime agli occhi ho chiesto a quell’ufficiale chi ci avrebbe risarcito per tutti quei danni. Dopo un imbarazzante silenzio, ha affrontato il mio sguardo colmo di rabbia quasi per offrirmi le sue scuse e mi ha risposto: “allah yu‘ti-ki kulla shay’ ” (“Dio ti renderà tutto”).

Non mi sono spazientita, ma ho offerto a lui e agli altri soldati un po’ di tè caldo per ristorarli. Volevo mostrare loro cos’è la gentilezza, l’umanità fra le persone, valori che da sempre caratterizzano il popolo siriano. Hanno apprezzato il tè, ma non credo abbiano imparato la lezione. Come bestie, sono ostinatamente convinti che il popolo sia la loro preda e che contro di esso sia lecito usare violenza e crudeltà.

Non temete, vi darò ancora mie notizie.

A presto,
‘Aliaa


di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

La terra macchiata di sangue

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ciao cari amici.
Sono mancata per un po’, vi chiedo scusa.

Le condizioni qui sono sempre difficili e ciò comporta lunghe e sempre più frequenti interruzioni nelle comunicazioni. Non mi è stato possibile scrivere, ma i problemi tecnici e le avversità non sono l’unica ragione.

Ho passato un periodo drammatico ultimamente.
La situazione che viviamo nella nostra amata patria è ormai impossibile, voi lo sapete, ma devo trovare il coraggio per raccontarvi di quest’ultima tragedia.

Pochi giorni fa, un mio caro parente è stato prelevato dalla sua casa davanti agli occhi della moglie inerme e dei figli ancora piccoli.
Non abbiamo avuto sue notizie per tre giorni, fino a quando non ci hanno restituito il suo freddo cadavere.
Un’altra vita sulla loro coscienza, e con questa il triste destino di una giovane moglie e di due bambini orfani. Dio solo sa come faranno ad andare avanti ora che non hanno più nessuno al mondo!

Sono andata a trovarla ieri.
Il nero della tragedia copriva tutto in quella casa. I suoi vestiti, i suoi bambini, le facce dei parenti. Il suo volto bagnato dalle lacrime.

Ho pensato ed ho pianto.
Non ho trovato parole per esprimerle il mio dolore, la mia tristezza, la mia vicinanza a quella tragedia. Ma cosa si può dire davanti allo strazio e alla disperazione?

L’odore della morte era diffuso ovunque, eppure lui era già stato seppellito.
Così è stata stracciata la pagina di una giovane vita che non aveva raggiunto neanche i quarant’anni. Io non sono riuscita a vederlo, ma mi hanno detto cosa gli avevano fatto. Gli avevano strappato un occhio ed il motivo, Dio solo lo sa, è che questo regime traffica anche gli organi delle vittime che miete.
Questo mi è stato confermato da molti che hanno perso i propri cari.

Non temete, vi darò ancora mie notizie.
A presto,
‘Aliaa

di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa