“Bashar al-Kalb”

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Sono contenta di avere nuovamente la possibilità di scrivervi, cari amici.
Oggi voglio parlarvi di un fatto molto importante, che mi sta profondamente a cuore e che riguarda anche voi e i vostri governi. Vi parlerò della necessità di armare l’esercito libero!

Purtroppo, ancora nessuno è disposto a difendere i ribelli che stanno proteggendo a’rad al-sha’b (“l’onore del popolo”). La comunità internazionale non interviene per paura che la situazione sprofondi in una guerra civile.
I governanti di tutto il mondo dovrebbero però sapere che nessuno di noi sta combattendo per passione, ma per raggiungere uno scopo molto più alto e giusto: vogliamo la libertà dalla tirannia.

I nostri ragazzi non provano alcun gusto ad uccidere, a differenza delle bestie leali ad Assad.
Noi siamo i giovani, e per conquistarci un futuro dignitoso dobbiamo ribellarci e combattere. Amiamo la nostra gente, di ogni etnia e fede, e non vorremmo mai ritrovarci a fronteggiare un nostro fratello.

Tutti i governi, inermi, stanno accettando che Iran, Russia ed Hezbollah interferiscano nelle sorti della nostra amata Patria. I servizi di questi paesi partecipano all’uccisione della nostra gente, ci cacciano dalle nostre case e dalle nostre terre senza che nessuno ci conceda protezione o ci dia la possibilità di difenderci.

Wa-llahi, giuro, li ho visti con i miei occhi. Soldati iraniani, armati fino ai denti, hanno bloccato le strade del mio quartiere per permettere il passaggio di una grossa bara di legno.
Una di quelle che solitamente vengono usate per trasportare cadaveri, ma Dio solo sa cosa vi si nascondesse dentro. Nessuno ha avuto il coraggio di chiedere, nessuno si è avvicinato. Le loro grosse armi erano puntate contro la gente che assisteva immobile, aspettando che quello strano corteo passasse oltre.

Come posso essere certa che fossero iraniani? Il motivo è semplice: è stato il loro aspetto a rivelarmi la loro identità.
Portavano barbe lunghe, proibite per i soldati dell’esercito siriano. I loro vestiti erano completamente neri, dalla testa fino ai piedi. Le armi che maneggiavano erano diverse da quelle che gli uomini di Assad sono soliti puntarci contro. Infine, questi soldati sono rimasti in silenzio per tutto il tempo, cosa decisamente inusuale per gli shabbiha e le altre bestie al servizio del governo, i quali non mancano mai di urlare, bestemmiare ed inveire contro di noi.

Gli iraniani possono uccidere i nostri fratelli e partecipare alla distruzione del territorio siriano, mentre ai ribelli non è concesso neanche di manifestare il dissenso. Non viene riconosciuto loro alcun diritto di difendersi, di scegliere il proprio destino, di ricercare la felicità.

Wa-llahi, wa-llahi, wa-llahi, lo giuro su ciò che ho di più caro al mondo: la nostra rivoluzione vincerà anche se dovesse protrarsi all’infinito. Anche se giorni più bui e tristi di questi ci sorprenderanno. La nostra lotta continuerà, perché se non riusciremo a fermarlo Bashar al-Kalb (il cane) continuerà a commettere crimini ed ingiustizie.

Lo dobbiamo fare, non abbiamo altra scelta. Stiamo lottando in difesa della nostra dignità e per conquistare un briciolo di libertà. Stiamo combattendo chi continua a sostenere l’ingiustizia, chi occupa ormai da anni con l’inganno un posto che non gli appartiene.

Vorrei potervi parlare anche di me, della mia famiglia e della mia vita in generale.
È molto rischioso, ma ci proverò presto.

Voi non temete, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

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di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa Contrassegnato da tag

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