Osservare la repressione

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati!
Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Ciao cari amici, come state?
Penso stia andando tutto bene, e me ne rallegro.
Da noi invece le cose non sono migliorate. Il motivo lo potete immaginare: le morti aumentano, la distruzione non si è fermata!

Noi non abbiamo petrolio per far sì che tutto il mondo corra in nostro aiuto, come è successo in Libia. Noi siamo un popolo povero.
In realtà poveri siamo diventati sotto il governo di questo dittatore spietato, che, a causa della sua bestialità, ha rinnegato ogni onore o barlume di dignità.

Ma noi, amici, siamo ancora ricchi di valori: siamo un popolo generoso, siamo un popolo ospitale, siamo un popolo che non sa odiare, un popolo che conosce il perdono.
Noi siamo semplici, siamo umani.

I valori però non interessano a nessuno, non sono vendibili. Non si inizia nessuna guerra per difendere la libertà e la dignità di un popolo povero e oppresso da un dittatore ingiusto.
Raccontare certe cose fa notizia ma, con il tempo, tutto passa e a nessuno interessa più niente di ciò che sta accadendo.

La comunità internazionale ha inviato in Siria un gruppo di 300 osservatori per controllare un paese di oltre 20 milioni di abitanti. Il popolo siriano ha accolto la notizia con scetticismo. Sembra essere un altro modo per indugiare e difendere Assad.
Hanno visitato Homs e Hama e visto tante altre città dilaniate. Hanno respirato l’odore di morte e distruzione presente nelle nostre strade.
Hanno descritto quello che hanno visto in un rapporto destinato al signor Kofi Annan e la sua risposta è stata l’unica possibile: tutto questo non è accettabile!

Ancora, però, la repressione miete i nostri fiori più giovani.
Appena gli osservatori abbandonano una città, l’esercito e gli shabbiha ammazzano tutti quelli che provano a testimoniare cosa succede realmente.
L’altro giorno nove giovani sono stati uccisi per aver avvicinato un osservatore. Una volta partiti gli uomini dell’ONU, questi ragazzi sono stati catturati e giustiziati senza pietà e senza misericordia.

Ma non temete per me, vi darò ancora mie notizie.
‘Aliaa

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di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa Contrassegnato da tag

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