‘Aliaa, figlia dell’amata Siria

sabaha al-khayr, ya suriyya! hadhihi sarhati! Buongiorno Siria! Questo è il mio grido!

Forse vi state chiedendo chi sono, da dove vengo. Forse volete sapere perché scrivo a voi; proprio a voi. Tante domande vi girano in testa. Avete ragione, ma non vi farò aspettare a lungo.

Sono una ragazza nell’età dei fiori, come voi. Il mondo intero non sarebbe bastato a contenere i miei sogni. Sogni che arrivavano ad abbracciare le nuvole nel cielo, facendomi dimenticare tutte le difficoltà.

Ero una ragazza. Ero felice.

Felice dei miei studi, della mia casa, piccola ma bella, delle mie amicizie, dei miei fratelli e delle mie sorelle, dei ragazzi della mia strada, dei giovani del mio paese. Il mio paese… Ahin Ahin! (Ahimè!). Da qui inizia la storia. La storia di una generazione di giovani. La storia di un’intera comunità. La storia di uno Stato ferito, ucciso ogni giorno, ogni ora, ogni momento.

Da quarant’anni siamo governati dalla tirannia di una banda di criminali.

Ha chiuso le nostre bocche, ha soffocato i nostri respiri, ci ha fatto sembrare cani che corrono dietro ad un sorso di acqua o a un pezzo di pane, ci ha privato della stoffa necessaria a proteggerci dal freddo dell’inverno o dal caldo estivo. Ha divorato tutto, sia il verde che il secco. Con la sua forza ha dominato il piccolo e il grande. Con i suoi metodi spietati ha convinto tutto il mondo di essere la persona giusta nel posto giusto. Credo abbiate capito da quale paese provengo.

Sono la figlia della Siria amata, della Siria violentata, della Siria ferita.

Dalla Siria vi scrivo, cari amici, per raccontarvi le nostre sofferenze, i nostri dolori, la nostra povertà e le umiliazioni che riceviamo quotidianamente da un governo ingiusto e senza pietà.

Dopo la morte del Grande Dittatore, suo figlio ha preso il potere, togliendolo nuovamente dalle mani del popolo. Allora era un giovane oculista di 34 anni, formatosi in Inghilterra. Non era previsto che fosse lui a guidare il paese dopo suo padre, bensì suo fratello maggiore, morto prima di giungere al potere in un oscuro incidente stradale. Sarebbe stato peggio del padre. Più spietato, più potente. Il popolo siriano ha ringraziato Dio per la sua morte.

Nel momento in cui però la gente ha rivendicato maggiore libertà, indipendenza e migliori condizioni di vita, sulla scia di quanto accadeva negli altri Stati arabi, il fratello minore non ha risparmiato al paese guai, distruzione e morte. Nella città di Dar’a, nel sud della Siria, dei bambini hanno scritto sui muri frasi sentite dagli altri popoli in rivolta, senza conoscerne realmente il significato (al-sha’bu yurid isqat al-nidham – “il popolo vuole la caduta del governo”). Per questo sono stati torturati e i loro padri e le loro madri umiliati. Gli hanno strappato le unghie e gli hanno rotto le mani con cui avevano scritto. I genitori sono andati a parlare con i responsabili ma non hanno ottenuto che ulteriori umiliazioni e soprusi.

È divampato così il fuoco della rivolta. La rivoluzione per la libertà e la dignità ha raggiunto tutte le città siriane. La risposta del governo, dell’esercito e delle milizie mercenarie (al-shabbiha) al servizio del regime è stata quella di uccidere, distruggere e commettere ingiustizie contro ogni rivendicazione popolare. Nessuno è stato risparmiato: grandi, piccoli, donne, anziani, senza distinzioni. I loro strumenti di morte sono arrivati ovunque. I loro carri armati adesso si aggirano per le strade distruggendo ogni cosa al loro passaggio.

Credevamo che certi mezzi venissero usati per proteggere il popolo contro i nemici esterni che hanno occupato le nostre terre più ricche e preziose. Ma con nostro dispiacere questi carri armati, rimasti inutilizzati per lunghi anni, sono stati rivolti contro degli innocenti. Innocenti che affrontano la morte con alte grida senza fine, che nessuno può far tacere.

Scusate amici miei se mi sono dilungata nel discorso, ma queste parole sono niente rispetto a ciò che sta accadendo nel nostro amato Stato che reclama libertà. Una libertà pagata finora con il carissimo prezzo delle nostre anime e delle vite dei nostri giovani.

Spero che le mie grida riescano a raggiungere i vostri cuori.

Non temete, vi darò ancora mie notizie.

A presto,
‘Aliaa

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di Redazione Good Morning Syria Inviato su 'Aliaa

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